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lunedì 7 febbraio 2011

Torres Dreaming

Andare alla Torres per uno con tendenze misantrope come me è come andare ad uno dei festini di Berlusconi ad Arcore per una femminista: pericoloso, perché ti conferma che le tue convinzioni sono fondate. Troppo fondate.
Vorrei riuscire ad essere ironico, trenchant, cinico, ma non ci riesco. Lasciamo perdere l’aspetto agonistico della partita di calcio: è il campionato di Eccellenza, e come tale non ci si può attendere niente (anche se un bagliore di calcio nel niente sarebbe un bel cambio).
Lasciamo pure perdere il fatto che la gente non capisce assolutamente UN CAZZO di calcio. Il pallone è uno sport in apparenza democratico e quindi chiunque ha il diritto di dire le baggianate che vuole (e alla Torres, come credo in ogni campo di calcio, se ne sentono una marea).
Quello che amareggia (e non riesco a non essere scandalizzato ed arrabbiato, anche se in qualche modo non vorrei) è che lo stadio è il riflesso del disfacimento della società civile.
Come si fa ad andare allo stadio (in maniera premeditata, sembrerebbe) con l’unico scopo di insultare l’arbitro a priori? Come si fa a non avere altro interesse, se non quello di elaborare involute teorie del complotto secondo cui un arbitro di Ozieri sarebbe in combutta con Cagliari per danneggiare la Torres?
Come si fa a non capire l’infantilità (totalitaria per altro) del sentirsi sempre accerchiato, in maniera non dissimile da come fanno, storicamente, tutte le merde dell’umanità (Bossi, Hitler, Berlusconi)?
Come si fa a proferire frasi come: “Beh, alla fine, se scendessimo in campo e pestassimo l’arbitro, poi ti possono dare tre o quattro giornate di squalifica del campo, che non sarebbe malissimo, no?” con la faccia seria, nei confronti di un arbitro che non ha minimamente inciso sulla partita?
Mi sono sentito profondamente disgustato di essere sassarese e italiano. Ma l’idea di andare a vedere una partita tifando per la propria squadra e lasciandosi dietro tutto il corredo di piccinerie e opportunismi sembra così peregrina?
L’idea che si possa essere civili allo stadio è irrealistica?
Forse iniziare a lavorare in questo senso, dal basso, sarebbe un buon punto di partenza.

(P.S.: vi risparmio quello che potreste percepire come moralismo, riguardo l'arroganza e la maleducazione dei giocatori nei confronti dell'arbitro e l’incapacità di accettare le decisioni, nonché la penosa coda di insulti fra giocatori dell’Olbia e pubblico. No comment.)

venerdì 21 gennaio 2011

(Breve e Schematica) Storia della Propaganda Televisiva Berlusconiana

In principio fu Sgarbi. Lui e la sua Sgarbi Quotidiani erano il veicolo perfetto per propagandare le idee del nascente Partito di Berlusconi. L’Istruttoria di Giuliano Ferrara, andata in onda nel 1991-1992, era certamente uno dei prodromi, ma la trasmissione dell’Elefantino non era sufficientemente focalizzata (e popolare) per servire gli interessi del padrone. Oltretutto, il momento storico non era quello giusto: ancora la pressione dei giudici era sopportabile (Mani Pulite iniziò nel 1992).
Nel 1994, le cose erano notevolmente diverse: Sgarbi, un cialtrone con la fama di intellettuale, bucava lo schermo per la capacità di coniugare idee (fintamente) culturali con un lessico accessibile al popolino (e le parolacce, che ancora oggi, per le teste d’uovo della TV, sembrano fare simpatia). Era quindi naturale che Sgarbi potesse essere usato per veicolare, in 15 minuti quotidiani prima di pranzo, una rimasticatura di confusa filosofia fatta di mistoni di idee meritocratiche e retorica “self made man” all’amatriciana che prepararono indiscutibilmente il campo alla “improvvisa” discesa in campo del Cavaliere.
Puntualmente, Sgarbi fu poi candidato in Forza Italia, e altrettanto puntualmente, fu lasciato in TV ad anestetizzare le coscienze degli sprovveduti spettatori di Sgarbi Quotidiani, irretiti da una presunta “credibilità” presto sfaldatasi (anni dopo avremmo assistito a patetici tentativi di attirare l’attenzione mandando affanculo l’interlocutore, ma questa è un’altra storia).
Nel corso degli anni (e specialmente in certi periodi, come logico), i “subliminals” di Sgarbi furono sempre e puntualmente interpretabili, se letti bene, come una difesa del “regime”. Ad esempio, questa perla risalente al 1998, su Frank Sinatra, non assume tutto un altro significato, alla luce di potenziali “cattive amicizie” berlusconiane come Mangano, Dell’Utri e compagnia cantante?
Una volta “fatto il fondo” (come dicono i grandi mangiatori di Sassari), si palesò al Cavaliere un’idea allo stesso tempo lapalissiana e geniale: il pubblico (coincidente con l’elettorato), vaccinato con dosi di propaganda berlusconiana nel corso di anni, aveva bisogno essere “normalizzato” tramite giornalieri “boost” a base di “oggettivi” telegiornali. Da cui l’impiego di Straccio Liguori e, successivamente, di Voce d’Oca Giordano come direttori del TG di Italia 1. Purtroppo per loro, i due non avevano il cialtronesco carisma del “pallore gonfiato” (come felicemente lo definì Roberto D’Agostino) e quindi furono presto relegati nel dimenticatoio (dopo avere fatto dei danni, ma relativi: chi potrebbe mai prendere sul serio Paolo Liguori o Mario Giordano? Nemmeno Berlusconi). Il tutto, ovviamente, dopo una serie di ospitate, spesso risibili, in trasmissioni sportive Mediaset. A testimonianza del tracollo, oggi Liguori è il direttore di TGCom, una sorta di pillola di olio di ricino che i più, in Italia, si evitano volentieri.
In contemporanea, la macchina propagandistica di Berlusca si inventò una nuova interessante idea: una sorta di “par condicio” finta fra il leccaculismo esplicito di Emilio Fede e lo strisciante (e per molti invisibile, ahimé) servilismo di Costanzo/Mentana.
Parentesi: Costanzo e signora (?) sono responsabili di tutto il peggio della televisione italiana. E per questo dovrebbero pagare. Fine parentesi.
Con tecnica ben studiata, Emilio Fede, con le proprie acrobazie da sicofante, fu un buffone talmente scoperto da attirare su di sé tutta l’attenzione delle persone dotate di intelligenza normale, lasciando campo libero per le precise operazioni “cliniche” di Costanzo e Mentana che, forti di presunte posizioni “di sinistra” (era un argomento della destra, frutto di stupidità o di malafede, chiaramente), non fecero altro che stendere i classici tappetini al Cavaliere. Vale la pena ricordare le disgustose interviste al Maurizio Costanzo Show (ecco uno spezzone tratto da Blob) o le ospitate a Matrix.
Ovviamente, ça va sans dire, Mentana poi è stato licenziato. Tutto deve tornare.
Oggi non è più tempo di strategie raffinate (vedi Minzolini al TG1). È il momento dell’arma finale: Alfonso Signorini. E ora sono cavoli.

lunedì 21 giugno 2010

Quasi Vero

Ieri mi è capitato di vedere Almost True di Lucarelli, la cosiddetta “altra storia del rock”. Interessante esercizio, sulla carta, anche se già le puntate su Jim Morrison e quella sui Led Zeppelin (di cui so poco o nulla) mi erano sembrate un po’ esageratamente forzate.
Ieri era il turno degli omicidi di Biggie e 2Pac, di cui invece qualche cosa sapevo.
Ovviamente, un disastro. Ora, io ci posso pure stare al fatto che per cercare una soluzione improponibile ma d’effetto come quella di una vecchietta (Mama Rose o come diavolo si chiama) che canta il gospel e fa il killer dei rappers si possano ignorare alcuni fatti importanti, ma il pastrocchio fatto è imperdonabile.
Ignorare i legami fra Bad Boy e Death Row, mettendo in mezzo la Murder Inc. di Irv Gotti, 50 Cent (che Lucarelli, imperterrito, ha continuato a chiamare 50 CENTS per tutta la trasmissione), improbabili gang di messicani di L.A. (Byz-Latz, chi li ha mai sentiti?), rappers inesistenti (Marlo?) mi pare proprio una porcata, specialmente se accoppiata alle dichiarazioni generali di una agente dell’FBI infiltrata nel mondo musicale che diceva tutto e il contrario di tutto e le affermazioni di un Luzzatto Fegiz impreciso e superficiale come non mai. Due sole perle del Luzzatto Fegiz nazionale: 50 Cent ferito alla lingua che acquista in quella maniera il proprio stile, e Puff Daddy che, pur essendo uno stupratore (!), conquista donne bellissime come Jennifer Lopez.
Ma non si era detto che dovevano essere (quasi) vere, le basi delle trasmissioni?


domenica 2 maggio 2010

From Hell(sinki)

Mentre le persone normali si fanno il ponte del primo maggio, o al massimo se vanno a perdere tempo a Napoli Comicon, io sono qui ad aspettare che arrivi l'ora di poter andare al negozietto a comprarmi lo spazzolino, grazie allo smarrimento della valigia di Suvi da parte di non si sa chi. Provateci voi a stare due giorni senza lavarvi i denti. Potete anche mangiare due tonnellate di cingomma, ma la sensazione di esservi sfregati i denti con una salsiccia di cinghiale non ve la toglie nessuno...
Domani, a battesimo di Nino concluso, torno in Sardegna. Ci si risente da lì.
EDIT: mi sono finalmente lavato i denti. Il Paradiso esiste.

venerdì 23 aprile 2010

Identità Violate

Personalmente (non so se sia un mio limite e basta, o se anche altri si possano identificare), soprattutto in campo hip hop, non mi basta ascoltare un rapper. Voglio "abbracciare" un'estetica. Mi spiego meglio. Al di là dei gusti, quello che voglio è l'immersione in un mondo perfettamente formato: in questo senso, e a livelli di importanza e significato diversi, preferisco sciropparmi album di artisti che abbiano un'idea precisa delle suggestioni, anche "visive", che vogliono comunicare al pubblico. E non parlo necessariamente di quello che ha fatto Raekwon con Only Built 4 Cuban Linx…: l'estetica fredda di un Cold Vein può tranquillamente coesistere, nel mio mondo, con le atmosfere da gotico in moviola dei Bone Thugs-n-Harmony dei tempi d'oro, la follia mish-mash di Quasimoto e le agghiaccianti visioni di guerriglia urbana dei primi tre album dei Mobb Deep.
Per capirci, se devo fare un bilancio di Capone & Noreaga, mi fanno abbastanza cagare, eppure considero The War Report, dove la supervisione di Tragedy portò a una coesività assoluta, un grandissimo album.
Allo stesso tempo, l'estetica arraffazzonata e ignorante dei Dipset non mi interessa e non mi ha mai preso, per dire.
In questo contesto, potrete forse capire la delusione da me provata nell'ascolto sia di Raise Up dei Cypress Hill che di Reggie (The Mixtape) di Redman.
Entrambi hanno il grossissimo difetto di abiurare totalmente quegli elementi estetici che contribuivano all'appeal degli artisti coinvolti. Addirittura Raise Up lo fa sin dalla copertina, che sembra più un parto dei Rage Against The Machine che altro. Le canzoni sono in massima parte NON prodotte da DJ Muggs, e questo non fa che aumentare il senso di straniamento, soprattutto perché molte soluzioni sembrano modaiole (anche quelle fuori tempo massimo come gli echi metal-funk morelliani, che sarebbero - forse - andati bene 15 anni fa e non oltre) e fuori luogo.
Intendiamoci, non è che tutto sia brutto: è che è proprio fuori contesto.
E fa sorridere-stranire il fatto che sia Pete Rock (a proposito di estetica definita) ad azzeccare praticamente l'unico vero banger, e che lo faccia in maniera "filologica", tirando fuori un pestone dopato che sembra uscito da Black Sunday, e allo stesso tempo porta stampato il timbro di zio Pete.
Curiosamente la stessa cosa capita in
Reggie (The Mixtape) di Redman, questo sì abbastanza insulso. Anche qui è Pete Rock a tenere in piedi la baracca, in mezzo a beat fuori luogo e freestyles su beat patinati in stile Jay-Z e DJ Toomp (ma quando mai?).
Badate bene che i rappers non sembrano particolarmente meno interessanti o svogliati. Si può forse notare un minimo di involuzione, ma non infierirei su questo aspetto: a paragone di molta altra roba che esce, i nostri restano sempre mediamente interessanti, o comunque non particolarmente irritanti, anche nelle prove più mediocri. Redman è sempre un asso e B-Real e Sen Dog parlano nella stessa maniera degli stessi argomenti (avendo pure leggermente migliorato il flow, paradossalmente).
Ma è che il tutto sembra fuori luogo e fuori contesto, come se pensassero che basta inseguire le mode musicali del momento per restare rilevanti. Ma non è così, e i risultati si vedono.
?uestlove parla di "buffet-style albu", nel caso di quei patchwork di produttori senza capo né coda che vanno di moda oggi. Ad alcuni artisti questa cosa giova, nel caso di Redman e dei Cypress Hill, invece, ha un effetto esiziale.
Voglio dire, se lo capisce anche un minchione come (officer) Rick Ross che ti devi costruire uno stile personale (dal punto di vista musicale), perché non ci possono arrivare artisti certamente più coinvolgenti?

sabato 3 aprile 2010

Presa di Coscienza

Quando vedi certe cose, capisci che devi smettere di usare Hipstamatic o i filtri di Photoshop simil-Lomo.
Presto R.I.P. come l'autotune, speriamo. Altrimenti l'umanità è condannata.



domenica 14 febbraio 2010

When Keepin' It Real Goes Wrong

Vanderslice è un produttore di Phoenix, che si sta affermando come uno dei campioni del gangsterismo post-library music. Dopo Alchemist e Sid Roams, prevedo che diventerà uno dei nuovi architetti del suono QB.
Il ragazzo è bravo, non ci sono dubbi, con quella sensibilità dark che tanto piace ai ghettusi di New York. Non proprio la mia tazza di tè, però indubbiamente ci sa fare.
Il problema è che se sei uno che vuole fare il produttore gangsta e poi sei un panzone che Noreaga a confronto sembra Twiggy (no Ramirez), la cosa stona. Non fraintendetemi, non ce l'ho con le persone sovrappeso (sono grasso anche io), ma si parla tanto di swagger, si fa i duri e poi Vanderslice (che nei video di Youtube fa parecchio il figo, tipo qui) non è altro che un redneck di 150 kg con la maglietta sudata e l'ascella puzzolente? No grazie.
Dateci Giorgio Ariani o Big Pun, se proprio...

Bonus: Stu Bangas & Vanderslice - Music For Movie Villains




venerdì 29 gennaio 2010

Gone Hate

Il Village Voice prende per il culo MC Paul Barman.
Da qualche parte sento Reiser che se la ride...
E allora calo l'asso: se
Paullelujah! ha preso un bel 2.0 da Pitchfork (giudizio: "Completely fucking useless.") allora è matematico che il protetto di Prince Paul NON può essere male.
Come direbbe Muffy: "let them hate". E a proposito di odio, si inizi il valzer di odio nei commenti.



venerdì 15 gennaio 2010

Momento Gay

Ma cosa pensano questi sedicenti grafici? Roba così gay che Elton John si scandalizzerebbe...


lunedì 11 gennaio 2010

La Gente Ha Gusti di Merda

Dopo questo (che ci bastava), questo, questo, questo, questo e questo abbiamo la prova matematica che la gente (almeno per quanto riguarda i blog hip hop), non solo ha gusti di merda, ma non ha neanche vergogna.
Un consiglio: meglio non farle, le liste di fine anno.


lunedì 21 dicembre 2009

giovedì 17 dicembre 2009

martedì 15 dicembre 2009

Mattoni

Ultimamente, mi sono convinto che uno dei parametri con cui si definisce l’amore (o quantomeno l’interesse) per un genere musicale sia la voglia di sbattersi per cercare nuovi artisti e nuova musica. Magari non l’unico, ma certamente uno importante. E, anche se da questo punto di vista l’hip hop non è certamente un genere musicale che, quantomeno al momento, incoraggia l’esplorazione, per fortuna la voglia di cercare non mi è ancora passata.

Il problema, però, è che dalla Mecca del genere, ovvero New York, non riesco a trovare nulla che stimoli il mio interesse o quasi. Al contrario, sono altre zone, magari storicamente subordinate, a produrre artisti (e musica) interessanti.
Freddie Gibbs ormai è sulla bocca di tutti (o quasi). E poco importa se Gangsta Gibbs è di Indiana: il dibattito è privo di senso, l’uomo rappresenta la West Coast. Più a sud, Pill e All-Star tengono alta la bandiera degli spitter sudisti in maniera diversa ma ugualmente stimolante (no Young Money). Senza dimenticare Snap e i Niyat del Texas, mostri a livello tecnico di cui ho parlato altre volte.
Invece la East Coast langue totalmente: la costa madre delude praticamente in toto.
Qualcuno sa se c’è qualche rapper del New Jersey che, se non brilla per rilevanza, almeno ha un qualche contratto con una major?


martedì 24 novembre 2009

Pen & Pixel


Louis Theroux è un comico inglese che va nel quartier generale della Pen & Pixel a prenderli per il culo. Ero in UK quando lo vidi per la prima volta (in TV!), e alcune parti mi fecero ridere. Oggi molti pezzi mi paiono forzati, anche se alcuni momenti della grandeur di certe copertine restano immortali. Peccato che oggi la vecchia Pen & Pixel non esiste più. Sarà anche per questo che Master P è all'ospizio...

giovedì 12 novembre 2009

La Tristezza


Militant A scrive su XL cose che ai Dogo non piacciono e scatta il (patetico) diss. Peccato che, leggendo e ascoltando, Militant A sia una persona normale, e Guè Pequeno venga fuori come un minorato che non ha capito un cazzo. Poi magari mi sbaglio, eh. La versione di Militant A.


mercoledì 11 novembre 2009

Grrrrrrrrr!

Blogspot non mi permette di rispondere ai commenti, di sera. Anzi, non riesco proprio a collegarmi ai blog hosted su blogspot. Abbiate quindi pazienza, come ne sto avendo io.
Sto per esplodere. Si stava meglio quando si stava peggio.

domenica 8 novembre 2009

Coincidenze

Dal blog di The Are:



versione accettata da 50 Cent
vs.

Barin di The ARE
Interessante...

lunedì 26 ottobre 2009

Change the Beat

Un po’ vergognoso, o quantomeno dubbio. Non credo che Don Joe non avesse presente Styx, quando ha fatto il beat per Kaos (Il Sesto Senso). O forse è possibile? Boh.
Se è vero che “you can’t own no loops” (word to Guru), il plagio (per casuale che possa essere) sembra smaccato. Sarebbe interessante saperne di più.
Chissà se sugli album dei Dogo appariranno (o sono apparsi) altri beat tratti da Street Beats Vol. 1 di Show. Sarebbe interessante un input da parte dei lettori che ascoltano rap italiano.

martedì 20 ottobre 2009

Cialis Rules Everything Around Me (C.R.E.A.M.)...

A me personalmente la vista di un uomo maturo (presumibilmente di reddito medio-alto), coi capelli tinti, ignorante come una capra, sposato con figli, che cerca di fare il marpione con la bonazza di turno (anche quando si tratta di una bonazza veramente, ma veramente bona) fà come minimo tristezza, quando non scade proprio nel ridicolo più totale. Anche se gli esempi, anche illustri e/o recenti, in materia si sprecano, lo squallore di comportamenti da galletto di quart'ordine resta ed è difficilmente digeribile. E non ne faccio una questione di moralismo, badate bene. È solo che il detto “similes cum similibus” dovrebbe avere più seguito, nel senso che il sessantenne con la venticinquenne fa sempre invariabilmente vecchio pervertito bavoso e viscido (con una sola eccezione, forse).
Evidentemente, però, la mia non è una visione molto condivisa, in questo momento storico, nel senso che per certi “creativi” il miserabile vecchione ignorante e tacchino, oltre ad essere un efficace modello comunicativo, è un target efficientissimo (perché badate bene, se si voleva ricorrere al solito modello di donna-oggetto perno di tante pubblicità, lo si poteva fare benissimo, bastava mettere in scena la sola Rodriguez, senza tirare in ballo De Sica. Qui c’è dietro altro, evidentemente).
Io resto della mia idea, a me i vecchi pervertiti stuccano (nella vita, in politica e in televisione), e dico anche che forse TV e pubblicità non dovrebbero promuovere certi modelli di comportamento deleteri o quantomeno molto discutibili. E non parlo di censura, ovviamente. È solo che in tempi di incredibile ipocrisia, in cui tutti si riempiono la bocca della parola “valori”, forse sarebbe il caso che su certe questioni “comunicative” (leggi: socio-politico-economiche, perché è evidente che dietro lo spot ci sono soldi) si intavolasse un dibattito serio.
Che ne pensano i miei (affezionati?) lettori in questo senso? Perché in Italia (se la mia tesi è vera) la tristezza fa sempre simpatia? Pronunciatevi, ché sono curioso.

mercoledì 14 ottobre 2009

Amad-Jamal - Going Postal


Uwe Boll è un regista di B-movies di cui non so praticamente nulla, ma di cui potete chiedere tutto a Roberto Recchioni.
So che ha fatto un film che si chiama Postal (come il videogioco: di nuovo, chiedete a Rrobe) e null'altro.
Amad-Jamal è un rapper di L.A. di cui so poco e niente, ma di cui mi informerò.
So che Amad-Jamal ha fatto un video che si chiama Going Postal.
E so anche che l'hip hop, al suo meglio intellettuale, è capace di intercettare lo zeitgeist molto meglio di uomini bianchi con i capelli lunghi ossigenati e il mascara.
E tanto basta. Quando mi trovate un altro genere che sia capace di inglobare uno spettro di riferimenti pari a quello della musica hip hop, ne riparliamo.