Visualizzazione post con etichetta Video. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Video. Mostra tutti i post

mercoledì 5 ottobre 2011

There's a War Goin' On Outside… Intervista a MCP

-->

L’uscita dei due volumi di Esse Esse War, mixtape fortemente voluti dalla coppia Josè Quervo/Senka (ovvero Morto che Parla), a Sassari è stata salutata come un piccolo evento. Compilation eterogenea ma non troppo, Esse Esse War ha radunato quasi tutte le migliori realtà del rap turritano, di cui in questo momento MCP sembra essere centro nevralgico, anche visto il lavoro con l’etichetta La Mannaia Records, che sta diventando un punto di riferimento per molti talenti della scena. Forse proprio con Esse Esse War Senka (SNK nel proseguo) e Josè Quervo (JQ) hanno fatto il salto di qualità, dopo avere affinato le skills con anni di demo e concerti senza sosta. Ci sembrava giusto parlare del progetto “pivotal” della scena sassarese proprio con loro, dopo l’uscita di singoli e video e in attesa di altri video e di serate a tema.

1) Come e quando è nata l’idea di Esse Esse War?
SNK
Il termine Esse Esse War è stato coniato circa 3 anni fa, durante le registrazioni di Necro Loquio, per indicare la nostra condizione, cioè gente che fa guerra a Sassari. Per guerra s'intende la musica, il modo con cui noi portiamo avanti una "guerra psicologica" contro tutto quello che ci fa schifo.

2) Volete parlare del mixtape per chi non lo conosce?
JQ
L’idea del mixtape è nata subito dopo aver fatto uscire Necro Loquio. Al tempo facevamo diverse collaborazioni con i Gremi Flow e visto che ci eravamo trovati bene con gli mc’s che hanno fatto i featuring in NL, abbiam deciso di tirare su un progetto come Esse Esse War, cercando di far rientrare tutte le persone che rappassero o facessero beat e che a nostro parere fossero in grado di tenere alto il livello del rap made in Sassari. I nomi non stiamo ad elencarli, basta che scaricate i due volumi e vi sentite quanta bella gente c’è dentro.

domenica 27 febbraio 2011

(Di)Battito 2

Dopo la prima parte, sono prevedibilmente arrivati alcuni suggerimenti riguardo a batterie suonate che avevo dimenticato. Ne elenco alcune altre sotto.

Doug E Fresh & Slick Rick - The Show

Eric B. & Rakim - I Ain't No Joke

Boogie Down Productions - Criminal Minded

Whodini - The Freaks Come Out at Night

Audio Two - Top Billin’

Bonus:
Too Short  - Freaky Tales

venerdì 25 febbraio 2011

(Di)Battito

L’hip hop, nella sua accezione più nobile, è il regno del campionamento spinto e “di classe”. Senza inoltrarci in una (noiosa) analisi dell’estetica del digging, che sarebbe totalmente fuori luogo in questo contesto, penso che sia innegabile che si ricordano con molta più facilità i loop di batteria campionati che hanno fatto la storia del genere, dagli stracitati Amen Brother, Apache e Funky Drummer in giù.
Ma ci sono alcune notevoli eccezioni, ovvero loop di batteria che non sono stati campionati, bensì tirati fuori dalla drum machine o dal campionatore (usando suoni della 808 o suoni campionati, poco importa), e che sono rimasti memorabili.

Ne cito tre, di importanza diversa e in ambiti diversi. Certamente PSK (What Does It Mean)? è insuperabile, ma si potrebbe arguire che per il movimento underground “backpacker” di fine millennio, alla fine The Fire In Which You Burn non fosse da meno.

Run DMC - Sucker MC's

Schoolly D - PSK (What Does It Mean)?


Company Flow - The Fire In Which You Burn

mercoledì 10 novembre 2010

Le Nove (?) Vite di Cage


Chris Palko, in arte Cage, è un reduce nel vero senso della parola.
Nel corso della propria vita, ne ha passato di tutti i colori: da un padre da film (nel vero senso della parola), alla dipendenza dalla droga, da un beef abbastanza famoso (almeno nei circoli underground) con Eminem alla tangibile possibilità di essere famoso, da un passato come rapper super-tecnico nella Fondle ‘Em di Bobbito Garcia alle pessime esperienze con la Eastern Conference Records di Mighty Mi (nonostante un album di debutto stellare), dalla ri-invenzione come rapper post-emo nella Def Jux alle ultime storie di depressione, droga, “homelessness” e rinascita.
In ordine di tempo, le ultime vicissitudini di Cage (che la leggenda vuole abbia pure una laurea in psicologia) riguardano l’amicizia con la star hollywoodiana Shia Lebeuf e l’ultimissima comparsata in Maniac di Kid Cudi.
Ora, personalmente sarei felicissimo di vedere Cage arrivare al successo che in qualche momento della carriera gli sarebbe spettato (certamente non nel momento dell’ultimo, pesantissimo album Def Jux, Depart from Me, un mattone senza costrutto e con pochissimi momenti di brillantezza). Il problema è che per lunghi anni Cage è caduto nella depressione per la pressione di aderire e allo stesso tempo trascendere il personaggio da film di Kubrick che si era costruito all’inizio carriera. Cosa che aveva prodotto due classici underground come Agent Orange e Radiohead, entrambi prodotti da Necro (e se qualcuno vi dice che non sono classici non ne capisce nulla, ma proprio nulla).
Oggi, l’associazione con Kid Cudi, personaggio dalla faccia simpatica ma dai calzoni improbabili, sembra dare una speranza di rivincita a Cage, che da poco è passato dalla disintossicazione alla depressione di essere un senzatetto. Peccato per Cage che la strada per la redenzione passi, nuovamente, per l’inscatolamento in una categoria stereotipata come quello del rapper bianco pazzo e tossicomane. E, nonostante i capelli in stile rock, i calzoni stretti, le giacchettine in pelle e le amicizie famose, sempre di uno stereotipo senza spessore come la carta velina si tratta.

sabato 28 agosto 2010

Una Visione

Uno dei privilegi (?) dell’essere padre è quello di essere svegliati a ore impossibili dai figli, e quindi avere la possibilità di guardare quella televisione che, diciamo, alle sei di mattina uno non guarderebbe, normalmente.
In questo splendido contesto, vedere l’ultimo video di Lady Gaga, Alejandro, non è così terribile, anzi porta con sé una serie di affascinanti riflessioni.
Intrigato dalla scritta a caratteri cubitali “Klein” che appare all’inizio (sarà il regista, ma chi è?), mi sono sciroppato il video, accorgendomi per la prima volta di una cosa: Lady Gaga ha una visione.
Che non è necessariamente una visione che mi piace né alla quale posso aderire ideologicamente (o esteticamente, per quello che importa), ma che riconosco.
In questo video, al di là di una paccottiglia pseudo-ribelle che finge di essere trasgressiva (quante volte abbiamo visto suore sexy in pelle, in TV?) e di deliri pseudo totalitari a base di giovanotti androgini e glabri in uniforme che sembrano usciti dalla mente di un Jean Paul Gaultier in camicia bruna, ho finalmente capito dove vuole andare a parare Lady Gaga, cosa che prima mi risultava oscura. Stupido io, che pensavo avesse importanza la musica. E invece no (anche se la signorina Germanotta un certo talento per le melodie pop sputtanate ce lo ha, riconosciamolo): la musica non conta, conta l’immagine. E qui l’illuminazione. Lady Gaga era la sfigata delle superiori che ora è diventata famosa e cerca la rivalsa sul mondo.
Ma se altri artisti, due nomi a caso Eminem e Pink, partendo da posizioni simili arrivano ad una rivalsa-catarsi che li spinge a utilizzare quel buco nero dell’infanzia come propellente per scrivere (anche) canzoni che abbiano un significato, nel caso di Lady Gaga è diverso.
La rivalsa della Lady è, fondamentalmente, masturbazione. Ovvero, a base di palestra e lingerie, la Lady brama di trasformarsi in una vamp-troia che si autocompiace della propria algida essenza e sguazza in immagini di sapore totalitario che non fanno altro che evidenziare quanto il problema alla base non sia stato superato e, soprattutto, non sia superabile. Certamente non a base di cerone e scarpe Armadillo.
Per il resto, di una cosa i giovanotti del futuro dovranno ringraziare Lady Gaga: fra dieci anni, quando le brave ragazze troveranno una cosa normale soggiacere ai peggiori istinti maschili in animaleschi gang bang, non si dimentichino chi è che ha fatto accettare il concetto.
A parte questo, nel mio piccolo mondo monomaniacale mi godo la piccola soddisfazione che almeno Lady Gaga mi ha fatto, per un momento, ritornare la voglia di scrivere sul blog. A ognuno le soddisfazioni che si merita.


lunedì 10 maggio 2010

Cazzatine


El Jefe con la maglietta dei RUN DMC >>>> tutto.


martedì 27 aprile 2010

Il Mio Idolo



Uscita pochi giorni fa. Prodotta da me.
Scaricabile da qui. Buon ascolto.

giovedì 1 aprile 2010

Certi Giorni...

... uno si sente un po' Whitesnake. Recchioni so che approverebbe.


sabato 20 febbraio 2010

Altro che T-Pain...


Malgioglio è il vero re dell'autotune, altro che.

martedì 2 febbraio 2010

Hardware vs. Software

Giusto per continuare la discussione iniziata qui... DJ Toomp parla delle differenze fra hardware e software.

DJ TOOMP Hardware vs. Software |BLVDST.com from Blvd St on Vimeo.

martedì 19 gennaio 2010

Momento Gay 2

sabato 19 dicembre 2009

Beastie Boys + One



New York Über Alles.


mercoledì 9 dicembre 2009

Posse Cut

martedì 24 novembre 2009

Pen & Pixel


Louis Theroux è un comico inglese che va nel quartier generale della Pen & Pixel a prenderli per il culo. Ero in UK quando lo vidi per la prima volta (in TV!), e alcune parti mi fecero ridere. Oggi molti pezzi mi paiono forzati, anche se alcuni momenti della grandeur di certe copertine restano immortali. Peccato che oggi la vecchia Pen & Pixel non esiste più. Sarà anche per questo che Master P è all'ospizio...

lunedì 23 novembre 2009

Masta Ace & Ed O.G.- Ei8ht Is Enough

venerdì 16 ottobre 2009

Me And Jesus The Pimp In A '79 Granada Last Night



I lettori più assidui di questo blog sanno che ho un debole per lo “storytelling rap”, e quindi non sarà una sorpresa il fatto che mi accingo a un esame approfondito di Me And Jesus The Pimp In A '79 Granada Last Night dei Coup, dall’album Pick A Bigger Weapon (1999).
La West Coast non è proprio considerata il top per quanto riguarda le storie in rima, anche se forse si tratta di un pregiudizio ingiusto, visto che gli esempi di eccellenza, da Ice Cube allo stesso 2Pac, non mancano.
E nella categoria dell’eccellenza rientra a pieno titolo anche la canzone in questione, Me And Jesus The Pimp In A '79 Granada Last Night. La canzone rappresenta un esempio di rap “sociale” che non scade nel didascalismo e nella brodaglia riscaldata di tanti alfieri del conscious hip hop, ma utilizza la finzione come specchio rivelatore del mondo (facendo uso di una serie di raffinatissime tecniche di storytelling e di MCiing e una scrittura vibrante e tecnicissima, per altro).
Iniziamo da un dato di fatto. La Bay Area ha sempre avuto un atteggiamento ambivalente: se da un lato ha generato alcuni dei più grandi magnaccioni del mondo (anche se non il più grande), dall’altro ha dato anche i natali (o il giusto “brodo di cultura”) alle Black Panthers e a gente come Tupac Shakur e Paris. Senza dimenticare, ovviamente, i Coup.
I quali, proprio nella canzone in questione, affrontano in 5 minuti e mezzo l’ambivalenza di cui sopra nel modo più obiettivo e “chirurgico” possibile, arricchendo con particolari straordinariamente vividi la percezione di una disfunzione sociale drammatica.
Il lato musicale della canzone è il perfetto tappeto sonoro per il tema trattato: a metà fra il G-Funk in stile vecchi CMW e il soul (il top, pre-Chronic?), incorpora richiami di vecchio R’n’B (la citazione di Gladys Knight and the Pips non è casuale) e di riti orgiastici da stadio (leggi: Parliament-Funkedelic dal vivo), che creano da subito l’atmosfera giusta per quella giostra fra passato e presente che rappresenta una delle caratteristiche migliori della canzone (come poi vedremo anche a livello lirico).
A questo punto è Boots a prendere il comando con un flow preciso e potente, contrappuntato da numerose rime interne, e a trasportarci subito in medias res, presentandoci un personaggio disgustoso e vile come Jesus, appena raccattato all’uscita dalla prigione dall’anonimo protagonista che funge da voce narrante. Del magnaccio ci vengono presentate subito l’arroganza (che il sorriso da avvoltoio della prima strofa definisce perfettamente in modo sintetico e preciso) e l’aderenza allo stretto codice da pappone (l’approvazione per la Granada del protagonista e il nom de plume Jesus - all’inglese, non alla spagnola - sono esemplari, in meno di 100 parole).
Allo stesso tempo, Boots Riley fa elegantemente venire fuori sia le vestigia di una antica cattiveria mai sopita (“Slapped a hoe to pieces with his plastic prosthesis”) e allo stesso tempo il declino del pimp, dovuto agli anni di prigione e di “game” (con velati echi di Iceberg Slim, che fa sempre figo), che comunque non intacca l’atteggiamento da predatore di Jesus.
E qui arriva il primo colpo di scena, con una rivelazione importante: Jesus è il padre del protagonista. Ma non solo: è il responsabile della sua carriera da magnaccio, ironicamente. E siamo solo a 45 secondi di canzone. Wow.
Questo momento di riflessione dolceamara (un flashback, in termini fumettistici-cinematografici) è interrotto dal pedale d’acceleratore, che in puro stile burino, fa sgommare la macchina e dimostra a Jesus che il figlio ha imparato bene alcune “lezioni di vita”, cosa che poi viene elaborata sulla musica di Gladys Knight and the Pips.
Anche se oggi Jesus ha perso il proprio “pimp power”, resta sempre un dispensatore di filosofia del magnaccio: cosa che in maniera esplicita ci dice che ha rovinato la vita del figlio, che ne ha ereditato i comportamenti misogini, violenti e socialmente devianti, nonostante l’azzeccata metafora informatica (lo sanno anche i Coup che i Macintosh sono meglio dei PC).
E qui, poco prima del coretto, Boots piazza la seconda bomba: la madre del protagonista era la prostituta numero uno di Jesus the Pimp!
Dopo l’azzeccato inserto “funkedelico”, torniamo in tempo reale, con la breve descrizione di quella che il mangaka Maruo chiamerebbe una “notte putrescente”, che fa partire l’amaro flashback che in maniera precisissima descrive come Jesus abbia rovinato la vita della madre del protagonista, facendone appassire la bellezza e obnubilandone il giudizio (al contrario del bambino-Bootsy, che aveva capito tutto), il tutto alternato a scene di vita familiare che mettono in primo piano l’amore della madre per il figlio (“With tears in my momma's eyes, I was her everything”). Ben costruito e veramente toccante.
Ma non è finita, perché gli assi Boots se li sta lasciando per ultimi: un “ponte” cantato ci introduce all’ennesimo colpo di scena. Le luci dell’ambulanza danno il via al montaggio alternato, con l’ennesimo flashback (con stacco interno, giusto per fare uno sfoggio di tecnica narrativa assolutamente strabiliante) che riporta alla memoria la fatale notte in cui Jesus uccise la madre del protagonista per non avere fatto abbastanza soldi (in realtà aveva dovuto pagare l’affitto, ironicamente), il tutto raccontato attraverso gli occhi di un bambino di nove anni, traumatizzato e incapace di comprendere il perché di tanta insensata violenza. La scena si chiude con la madre del protagonista che muore fra le braccia del figlio, in uno dei momenti più poetici e meravigliosi della composizione (“She didn't even have the strength to say, "I love you Boo" / But I said it to her and she knew that I knew”), mentre Boots piazza una dissolvenza che ci mostra l'auto che trasporta Jesus e il protagonista senza nome che gira all'incrocio verso Frisco.
Coro con il campione di Swing Down (Sweet Chariot), e poi torniamo ai due, che viaggiano sotto una pioggia da Dio incazzato del Vecchio Testamento, e col protagonista senza nome che sfoga la propria rabbia sull’acceleratore, mentre Jesus dorme e russa, relitto del serpente che catturava le troie velocissimo, un tempo.
Ora scopriamo che Jesus the pimp ha passato gli ultimi 15 anni in galera (per un altro assassinio: come sempre l’amara ironia di Boots Riley non passa inosservata), e il solito montaggio alternato ci riporta al momento in cui il protagonista (a dodici anni!) decide di scrivere a Jesus per diventare, a propria volta, un magnaccio. E se prima la mossa era una finta per incastrare Jesus in vista di una possibile vendetta, in maniera distorta e fottuta, le cose cambiano subito. Le lettere di Jesus diventano l’unica certezza della giovinezza del protagonista, e ancora Jesus sembra avere la meglio, dandogli consigli sbagliati che rendono il protagonista un coglione agli occhi del proprio figlio Dominic...
I colpi di scena però non sono finiti, e mentre Boots-protagonista pondera sull’ambivalenza degli uomini (e delle donne) nei confronti della prostituzione, accosta nel parcheggio e fa l’ultimo discorso al padre, usando un formalismo da codice da magnaccio su cui i due uomini, paradossalmente, hanno costruito la propria esistenza e tutte le miserie derivanti. L’anonimo protagonista ha deciso di uccidere Jesus, per quello che il pappone ha fatto alla sua salute mentale e alla madre (e ritorna la metafora informatica, coi Mac che continuano a vincere): dopo un breve e agghiacciante discorso, il protagonista ammazza Jesus con due colpi di pistola e chiude un ciclo iniziato più di 15 anni prima e che tanti strascichi ha avuto.
La canzone, sempre per la giustapposizione di aspetti crudi e poesia pura voluta dai Coup, si chiude ponendo fine a questa disturbante scena col protagonista che ripensa alla povera mamma.
Come è comprensibile dalla mia lunga e logorroica analisi, la stratificazione di significati e l’uso di tecniche di storytelling sofisticatissime, come il montaggio in alternato e gli stacchi interni dei flashback, rendono Me And Jesus The Pimp In A '79 Granada Last Night uno dei picchi dello storytelling hip hop di tutti i tempi. E se ai Coup non ha mai arriso il successo commerciale, quantomeno è giusto tessere le lodi a chi è capace di mettere insieme un capolavoro del genere.


Testo

[Boots]
Well, he was smilin' like a vulture as he rolled up the horticulture
Ignited it, and said, "I hope the vapors don't insult ya"
What I replied denied, but he mixin weed and hop
His head was noddin' up and down like he agreed a lot
Bored, said, "We need a plot," I comply, "Let's leave the spot"
Hopped in the Granada, he's impressed by the beat I got
His name is "hay-zoos" but his pimp name is "gee-zus"
Slapped a hoe to pieces with his plastic prosthesis
"Nigga don't you know that I'm your daddy?" said he
This is true, plus he schooled me for my mackin' degree
"Never plea, try not to flee, make niggaz pee when you stick around"
This man my momma had found taught me to put it down
I press the gas to the ground to show that I'm a hound
Makin' sho' that get rubber sound is heard throughout the town
Thirty years ago, Jesus could pull a hoe quick
But now he 50 and his belly hangs lower than his dick
Philosophy that he spit stuck in my memory chips
And now he puttin' in a disk of Gladys Knight and the Pips
Then that shit starts to skip, he said, "Somebody musta scratch it"
Put the 40 to his lips and poured the contents down the hatchet
Well since my adolescense, cause of his pimp lessons
smack my woman in the dental just for askin' silly questions
Relationship reduction to either rock the box or suction
Ain't got no close potnahs, socially I cain't function
From the pen he would scribe, on how to survive:
"Don't be Microsoft, be Macintosh with a Hard Drive"
Used to tell me all the time to keep a bitch broke
Did I mention that my momma was his number one hoe?
Clunked the 40 on the flo' and placed his palm on the dash
and wheezed out, "C'mon man, make this motherfucker mash!"
Ain't gon' mash too fast, cause my tags ain't right
Me and Jesus the Pimp in a '79 Granada last night
Chorus: *sung* (2X)
Oakland do you wanna ride?
I can't hear you! Oakland do you wanna ride tonight?
[Boots]
City lights from far way can makeyou drop yo' jaw
Sparklin' like sequins on a transvestite at Mardi Gras
There's beauty in the cracks of the cement
When I was five I hopped over them wherever we went to prevent
whatever it was that could break my momma's back
Little did I know that it would roll up in a Cadillac
And matta-fact, she couldn't see him like a cataract
And on the track, she went from beautiful to battleaxe
And back at home, she would cry into her pillow
Vomit in the commode, I was six years old
I would crawl onto her lap and we would hug and hold
She asked me what I thought of Jesus when he broke off some bread
I said, "He missin' a arm, and he seem like a pee-pee head"
She said, "Don't cuss," and my teeth to go brush
And get ready for bed, and the toilet to flush
With tears in my momma's eyes, I was her everything
Before she went out on the stroll
She'd tuck me into bed and sing:
You're much too beautiful for words (4X)
I see the red and white lights as the ambulance flies
Reminds me of midnight in a dopefiend's eyes
And my 9-year-old self as paramedics leave
Left to ball my eyes out on a neighbor's sleeve
To make illustrations that are clear and clean
I'll take you two hours back before this scene:
Early in the morning when the sun starts to creep
When the birds start to chirp and crackheads go to sleep
Moms was comin' in I heard her keys go clink
Wearin' nothin' but pumps, bikini, and fake mink
Even though she served, for fifty dollars-a-pop
Hardly had enough for rent after Jesus re-copped
That day the landlady got her rent befo' he got his knot
Slammed momma's head against the front bolt lock
Then the pump wit one arm done harm
Reached back and plowed into her head like a farm
Never saw the act, locked in the back, I was cussin'
Heard the blap blap of tewnty headcrack percussion
and body blows, her body froze from bolo's to the spine
I was hysterically cryin', all she could do was whine
She didn't even have the strength to say, "I love you Boo"
But I said it to her and she knew that I knew
She was dead by the time the ambulance got on the case
But I never will forget the plastic hand stuck in her face
Stop at the intersection to ask Jesus 'bout directions
"S go to Frisco.." (I got very friendly vocal inflections)
Mob a left at MacArthur to continue in flight
Me and Jesus the Pimp in a '79 Granada last night
Chorus
[Boots]
The rain dropped giant pearls, God was pissin' on the world
or that old man who was snorin' rolled on over and earled
My temperatyre gayge read "cold and blistery"
Spinnin' wheels made each piece of asphault history
This was Jesus debut out the penitentiary
Fifteen years, but it seem like a century
See, he went in the pen for some other murder drama
Twelve years old when I wrote him quote I wanna be a pimp comma
You accidentally killed my mom, no playa hation points
You know how bitches act, shit exclamation points
First it was a set up move, then it was the truth
His letters were the only thing I had as a youth
But his lopsided game, see, was really counterfeit
So my little son Dominic thinks that I'm a dick
Cause I was runnin' 'round like a little baby Jesus
To me women had to be saints, hoes, or skeezers
And I don't think that it's gon' end til we make revolution
But who gon' make the shit if we worship prostitution?
Ain't no women finna die for the same ol' conclusion
Put they life on the line so some other pimp could use 'em
Pulled into a vacant lot, the road to recovery
Pulled out my pistol as we brushed against the shrubbery
Jesus said, "Why the hell you pointin' a gat?"
So I pulled a piece of game I could use out the hat
I said, "This trip is over, we ain't finna ride on
This is for my mental and my momma that I cried on
Microsoft motherfuckers let bygones be bygones
but since I'm Macintosh, I'ma double click your icons"
He struggled for life, then gave up the fight
Me and Jesus the Pimp in a '79 Granada last night
Chorus
[Boots]
And I still remember momma
You're much too beautiful for words (4X)

mercoledì 14 ottobre 2009

Amad-Jamal - Going Postal


Uwe Boll è un regista di B-movies di cui non so praticamente nulla, ma di cui potete chiedere tutto a Roberto Recchioni.
So che ha fatto un film che si chiama Postal (come il videogioco: di nuovo, chiedete a Rrobe) e null'altro.
Amad-Jamal è un rapper di L.A. di cui so poco e niente, ma di cui mi informerò.
So che Amad-Jamal ha fatto un video che si chiama Going Postal.
E so anche che l'hip hop, al suo meglio intellettuale, è capace di intercettare lo zeitgeist molto meglio di uomini bianchi con i capelli lunghi ossigenati e il mascara.
E tanto basta. Quando mi trovate un altro genere che sia capace di inglobare uno spettro di riferimenti pari a quello della musica hip hop, ne riparliamo.

lunedì 12 ottobre 2009

Perché Ghostface È Sempre il Meglio...


... Perché, molto semplicemente, all'interno di un album molto “hit & miss” (più miss che hit, in verità) come Ghostdini: The Wizard Of Poetry In Emerald City riesce a tirare fuori una canzone come l'immensa Guesthouse (f. Fabolous).
Il tema non è nuovissimo, altri rappers intelligenti (vedi Nas) lo hanno già affrontato, ma il tocco di Ghost è sempre unico, dall'inizio alla fine. Il montaggio vertiginoso, quell'
establishing shot verbale a base di tappeti, lampadari di cristallo e BBC per descrivere l'hotel, il ritmo che aumenta fino alla sorpresa di trovare la moglie a scopare con un altro (sinful lovers) sono il trionfo dello storytelling puro e non lasciano scampo all'ascoltatore.
E qui il colpo di genio: la prevedibile difesa di Fabolous, che diventa sempre più disperata, dà il la a un cambio di ritmo, con il thrilling che diventa commedia nera, fino al finale sorprendente e aperto nella propria ciclicità.
E non importa se tutto il resto dell'album (a parte forse il sesso super hardcore e grafico all'eccesso di Stapleton Sex) è probabilmente sul versante medio basso, probabilmente il più basso della carriera di Zio Ghost.
E non è sufficiente a salvare la baracca, ma anzi aggiunge motivi di perplessità (per quale motivo lo hanno recuperato? Per sfruttare la popolarità di Yeezy?), il vecchio remix di Back Like That con Ne-Yo e Kanye, che pure si segnala per le 16 bars di Kanye West, in versione
“stan” di Ghostface (neanche fosse Buckshot con Rakim o Jay-Z con Biggie).
Ma basta una perla come Guesthouse per capire che anche quando Ghostface deve fare il compitino riesce a essere sopra la media (anche con produttori fighetti come la J.U.S.T.I.C.E. League).
Magari qualcuno dovrebbe spiegarlo a Sean Fennessey, che invece scrive fesserie come queste (non tanto per Ghost, quanto per ciò che scrive sia su Drake che su Trey Songz, da linciaggio).

P.S.: pare che lo stesso beat sia su un pezzo di Rick Ross. Noi facciamo finta che esista solo Ghost, ok?

Edit: ad ogni ascolto, la stima per la capacità di scrittura di Ghost sale. E Paragraphs of Love con Estelle è un'altra prova di sensibilità poetica stellare. Che un'altra serie di ascolti serva a farmi cambiare idea e a considerare
Ghostdini: The Wizard Of Poetry In Emerald City un'altra perla del catalogo di Ghost?


domenica 11 ottobre 2009

A&E - Little Young


Amazing.

lunedì 28 settembre 2009

Un Fottuto Classico...

... e un esempio fulgido dell'utilizzo di Autotune prima di T-Pain (prima anche di Cher? Non ricordo). Trash Rules Everything Around Me!