martedì 28 marzo 2006

Autoanalisi


Era da qualche tempo che non riuscivo a sedermi alla testiera a scrivere qualcosa di più lungo di qualche riga, e lo spunto me lo dà, per una volta fuori da un ambito hip hop tout court, il blog dell’amico Emiliano Longobardi.
Emiliano ha un approccio alla vita completamente diverso dal mio, e ciò si riflette, ovviamente, anche nella maniera in cui scrive delle cose che gli interessano.
In particolare, il blog di Emo si configura (per ora) come un amàrcord delle sue esperienze fumettistiche (che ho in gran parte condiviso), e questo mi ha fatto riflettere su come cambi in maniera abbastanza radicale la valutazione su tali esperienze.
In particolare, lo sguardo di Emiliano, al di là della momentanea autoindulgenza che lo caratterizza, e che probabilmente è impossibile evitare, data la natura della materia trattata nel blog (in 4 parole, crescita attraverso i fumetti), è spesso “commosso” in senso etimologico.
Per contrasto, i miei sguardi retrospettivi raramente lo sono, per cui ho cercato di elaborare, in maniera obiettivamente poco lucida (del resto, Shakespeare diceva qualcosa a proposito della materia di cui sono fatti i sogni), che cosa li renda diversi…
E non ci sono riuscito. Prendo atto del fatto che del periodo di SeD (Storie e Disegni), io ricordo soprattutto qualche riunione in cui si discusse per ore del nulla, della frustrazione derivante da una redazione completamente spaccata a metà, delle soddisfazioni del ragazzo a cui l’autore affermato dà una pacca sulla spalla, che (purtroppo?) non mi appartengono più.
SeD, insomma, è un periodo di cui mi rimane ora solo la consapevolezza di una fase che si doveva necessariamente chiudere, e non lo sento particolarmente mio, come varie altre fasi della mia vita.
Manca ogni possibile impeto autocelebrativo, nel modo in cui ripercorrerei quegli anni, proprio perché non riesco a trovarci niente da celebrare.
Per ciò trovo particolarmente interessante, invece, una trattazione più emotiva di quegli anni, come fa Emiliano.
Aspetto con impazienza un resoconto degli anni di Rorschach settimanale, per me abbastanza penosi, anche se utili dal punto di vista formativo…

2 commenti:

emo ha detto...

Non so, alla fine, cosa vorrei farci con 'sto blog.
In teoria c'avrei voluto mettere esclusivamente le mie cose "professionali" di sceneggiatore, poi già scrivendo il primo post, ha preso una direzione senza direzione.
E mi va anche meglio.

A parte questo, mi piacciono gli amarcord, lo sai, e in questi giorni ci sto pasticciando parecchio: una volta aperti i cassetti, è difficile rimettere tutto dentro.
O lo si fa alla rinfusa (e non c'è niente di meglio se hai fretta, ma devi avere la consapevolezza che alla successiva occasione in cui li aprirai saranno cazzi acidi) o cerchi di capire cosa sia meglio conservare e cosa sia il caso - magari - di buttare.
In questi giorni sento forte l'esigenza di fare ordine con scrupolo, ma sono ancora nella fase di riscoperta di sensazioni e momenti che avevo scordato o che ricordavo in modo limitato.
Se un po' mi conosco, fra un po' verrà il momento di selezionare le cose da tenere e le cose da buttare via per far spazio ad altre.
Il punto d'arrivo ultimo è quello di capire al meglio se le motivazioni che stanno alla base di certe scelte recenti siano salde e possano costituire l'humus adatto a far crescere la determinazione che mi serve per fare ciò che voglio fare da metà aprile in poi.

un abbraccio,
emo

Antonio ha detto...

Ben detto...
E continua a scrivere (non solo sul blog)!