sabato 26 aprile 2008

Questo Articolo…

… Non nel senso del presente post, ma di questo (ciao Susanna). Ebbene, questo post, dicevo, ha fornito il punto di partenza per un’analisi dell’estetica dell’odio nell’hip hop (per quanto sia possibile approfondire in questa sede, ovviamente). Intanto, direi che, a parte alcune frange del punk e dell’hardcore più “confrontazionale”, non c’è musica che sia impregnata dell’estetica dell’odio più dell’hip hop. Non considererei in questa sede il metal, in quanto nel metal (a differenza dei generi citati prima), in generale, l’azione dell’odiare presuppone sempre un approccio attivo. È cioè l’autore ad odiare (Cristo, i preti, la religione, la polizia e chi più ne ha più ne metta), mentre nel punk e nell’hardcore, ma soprattutto nell’hip hop, l’odio è tanto attivo quanto passivo. Ovvero, si odia ma si è anche oggetto di odio.
È nell’hip hop, in particolare, che l’ambivalenza nei confronti dell’odio (non solo quello “attivo”, come sfogo di una evidente frustrazione, ma anche di quello “passivo”, che diventa quasi un valore da proporre) assume le caratteristiche più interessanti, in tutto lo spettro che va dall’underground più duro e puro al maistream più commerciale. Facile citare, senza impegnarsi molto, Hate Me Now di Nas, ma anche, a memoria, Playa Hata dei Luniz, Haterama di Cage e l’ottima Hated di Goretex Medinah, per esempio, che hanno come argomento l’odio da parte di altri, in tutte le sfumature fra lo “young Don” Nas (“Hating me cause I’m beautiful”, come in Destroy & Rebuild) e l’odiorama dei rappers bostoniani evidentemente gelosi dei Weathermen. Nel mondo dell’hip hop, la rivalità è una pietra miliare, e la sfumatura fra rivalità ed invidia è labile, come si sa: da qui la figura dei “playa haters”, ovvero i rosiconi professionisti protagonisti di tante canzoni (per lo più cantate da gente che ha un sacco di soldi e poche skills, a dir la verità). In qualche maniera, quindi, essere odiati significa avercela fatta, da cui il valore “positivo” dell’odio e la spinta a cercare di essere odiati.
D’altra parte, senza scendere nella retorica da CNN del ghetto, l’odio verso i “nemici” è un’altra costante della storia dell’hip hop: basterebbero solo Fuck The Police di N.W.A e Dilla a dimostrarlo. Ma l’approccio all’odio è meno “massificato” di quanto si possa pensare, con toni che vanno dall’intransigenza politica, all’ignoranza da strada (sessista e omofoba) e dal delirio nichilista post-metal (modello Necro) fino all’ironia più pura.
In questo senso, uno dei capolavori assoluti resta F.A.Y (che sarebbe “Fuck All Y’All”, per capirci) di Masta Ace (con Strick). In F.A.Y, i due dotati MCs mettono su una pantomima a base di odio che denota le grandi capacità di storytelling del duo. Masta Ace fa la parte di un inguaribile misantropo che sta a brontolare contro tutto e tutti (dal postino alle groupies…) al buio, mentre Strick trasforma una parabola di self-deprecation in un’esplosione di odio contro i ricchi “a sproposito” (incluso il mentore Masta Ace, sembrerebbe) e soprattutto contro una fidanzata pigra (“And fuck my girl, soon I’ll be startin’ to creep/ She’s a slob and don’t care if her carpet is neat/ She got a slick mouth and always gets smart when she speak/ And can’t cook a lick and the bitch fart in her sleep).
Ma la cosa più importante è la capacità del duo di dipingere immagini vividissime, e soprattutto lontane dalla virulenza cui di solito l’hip hop viene associato. Trovatela in un altro genere musicale, questa versatilità…

6 commenti:

sraule ha detto...

Heylà!
Quel post ti ha proprio flashato! :)
Cavoli, mi piacerebbe conoscere anche uno solo di questi tizi (ma probabilmente a ben pensarci NO) per capire delle sfumature di cui dici. Ho sempre pensato - dal mio punto di vista moooolto esterno ed estraneo - che l'hip-hop fosse la musica del rancore.
Il che, a pensarci, è una cosa bellissima, e sulla quale sono a priori totalmente d'accordo e di cui condivido il fine artistico.
Permane il problema delle basi scratchate o come picchio si dice, che mi fanno vomitare, ma vabbé.
Il fatto è che trovo il mondo hip-hop fantasticamente variegato e ricco di interessanti "questioni", almeno a leggere sul tuo blog, ma la musica... argh, la musica!
E d'altronde c'è pieno di gente a cui non piacciono i Cabaret Voltaire, vogliamo impiccarli?
Vabbé, dopo ore 8 ininterrotte di lavoro inizio a partire per la tangente...

Anonimo ha detto...

Per quanto riguarda hating e prese per il culo storiche, io citerei anche i vari Mad Rapper e Mad producer degli skit Bad Boy dei tempi d'oro, a me fanno tutt'ora pisciare addosso dal ridere.
- Tell'em why you mad, tell'em why you mad!! ...-

Anonimo ha detto...

Per quanto riguarda hating e prese per il culo storiche, io citerei anche i vari Mad Rapper e Mad producer degli skit Bad Boy dei tempi d'oro, a me fanno tutt'ora pisciare addosso dal ridere.
- Tell'em why you mad, tell'em why you mad!! ...-

ilmago

Antonio ha detto...

Susanna, il tuo discorso sui beats lo capisco (e infatti ti consiglio di recuperarti Fantastic Damage e I'll Sleep When You'Re Dead di El-P - ci sono anche Reznor, Cat Power e Mars Volta), pero' in generale non capisco la gente che dice che l'hip hop e' tutto uguale e poi si sbrodola per l'ultima canzone di Madonna. Il beat e' ottimo, ma sembra roba che Timbo faceva 5 anni fa... e che si rivende alla grande grazie alla dabbenaggine della Ciccone e del pubblico generalista...

Altro che Mad Blogger!

sraule ha detto...

Susanna, il tuo discorso sui beats lo capisco (e infatti ti consiglio di recuperarti Fantastic Damage e I'll Sleep When You'Re Dead di El-P - ci sono anche Reznor, Cat Power e Mars Volta),

so che sai su quali tasti premere per convincermi!
non posso farci niente, se mi dicessero "presto, vai a fare spinning che c'è reznor che dà il tempo" probabilmente inizierei a cercare un paio di pantaloncini adatti. però così è vigliaccheria, è... :(

Antonio ha detto...

Faccio talmente tanto proselitismo che te lo sdoppio io, I'll Sleep When You'Re Dead, va...
Se c'e' Reznor che fa spinning, mi sa che vengo anche io!