lunedì 17 marzo 2008

Joell Ortiz*


* originariamente pensato per Superfly e poi non utilizzato.

Yo, do me a favor (what?)
Accidentally step on your white sunglasses… We don’t wear those over here
This is Hip Hop
This is Carhartt jackets, Timberland boots unlaced
This is Champion hoodies, chicken wings and french fries
R.I.P pieces on the handball court
This is us still fighting police brutality
This is Hip Hop!
(Joell Ortiz, Hip Hop)

Sono pochi gli MC’s usciti da New York negli ultimi anni che abbiano lasciato presagire la possibilità di diventare dei grandissimi. Insieme a Saigon e Papoose, è stato certamente il ventisettenne Joell Ortiz a lasciare il segno più profondo.
Il bombero latino di Brooklyn è ora, probabilmente, il migliore esponente di quella corrente true school di artisti che ricercano, al di là di mode e sottogeneri evanescenti, il ritorno all’essenza “hardcore” del rap.
Del resto, Joell non è l’ultimo arrivato: rappa da quando aveva 13 anni e, già nel 2001 aveva inciso per la Rawkus il pezzo How They Do. Poi, con l’aiuto (e le produzioni) di Mike Heron (ora suo manager, ex Ghetto Pros), erano usciti per la Hydra Street Knowledge e Been There Done That. Questi pezzi e altre collaborazioni, nel 2004, gli avevano fruttato sia la prestigiosa vetrina dell’Unsigned Hype della rivista The Source che della Chairman’s Choice di XXL.
Da lì in poi, è stato tutto un crescendo. Sempre nel 2004, la vittoria nella EA Sports Battle aveva garantito a Ortiz la presenza del pezzo Mean Business sulla colonna sonora di NBA Live 2005, i complimenti da parte di KRS-One e Big Daddy Kane e soprattutto un contratto con la Aftermath, con cui è rimasto fino alla recente separazione (per la gioia di tante majors, che pare stiano facendo carte false per averlo nell’organico).
E la novità è che i pezzi prodotti da Dr. Dre prima della risoluzione del contratto sono di proprietà di Joell (e li sentiremo)…
Nel 2007, The Brick (Bodega Chronicles), uscito per la Koch prima degli obblighi contrattuali con la Aftermath, è stato sicuramente uno degli album migliori dell’anno, in parte grazie alle produzioni di gente come Buckwild, Moss e Alchemist, ma soprattutto per il songwriting di Joell, capace di passare dalle “stronzate di Brooklyn” all’impegno con una facilità impressionante.
Ortiz rappresenta l’essenza del classico rapper “street” di Brooklyn. Ascoltare la serie di 125 Grams, di cui sono uscite finora 5 parti, per credere: 125 battute mozzafiato, tutta sostanza e zero ritornelli.
Carismatico, brillante, abile sia nei giochi di parole che nei pezzi più concettuali, Ortiz è un fiero lyricist capace di fare a pezzi i beats più potenti con un’architettura del flow e attitudine ritmica che ricordano quella del compianto Big Pun, al quale viene spesso paragonato.
E, mosca bianca in un panorama sempre più ostaggio di etichette interessate solo al profitto facile e al singolo modaiolo, sembra avere le idee chiare sulla propria identità: niente imitazioni del materialismo sudista, pezzi reggaeton o singoli da club superficiali e forzati. Ortiz vuole concentrarsi solo su quello che sa fare meglio: rappresentare Brooklyn (e la comunità latina, che lo ha eletto a proprio campione).
Le rime di Joell Ortiz sono certamente hardcore ma, come nella migliore tradizione di una scuola (quella di Brooklyn) che va dal Boot Camp Klik agli M.O.P., dotate di un’attitudine ironica che impedisce al rapper di prendersi troppo sul serio. A meno che non si tratti di rappare sulla stessa traccia con qualcun altro, ovviamente. Allora Joell diventa veramente un problema per tutti…

8 commenti:

DIFFORME ha detto...

oy antonio, ci siamo giusto??? :D

parlo di NY anche sul mio blog...

Antonio ha detto...

Ci siamo quasi, caro...
10 giorni circa.

Il tempo non passa mai, aaarghhh!

Ora vengo sul tuo blog!

Anonimo ha detto...

miglior album hip hop del 2007, non che ci fossero molti rivali eh...
anche se la Carhartt fa roba strafighetta da un pezzo...
Ti piace Papoose? a me parecchio, speriamo non gli scoppi la testa.

ilmago

Antonio ha detto...

Magari la roba strafighetta la Carhartt la fa solo al di fuori degli stati uniti, non so...

Papoose e' bravo, ma non mi piace la voce (e neanche l'approccio supertecnico).
C'e' di peggio, sicuramente.
Vediamo l'album, se esce!

Per ora, dei "nuovi" Ortiz e' quello che mi piace di piu', poi Saigon e poi Papoose.
Gli altri (a meno che non abbia dimenticato qualcuno) non esistono...

Anonimo ha detto...

migliore del 2007 io voto gf killah...

purtuttavia joell ne sa, mi ha accompagnato in cuffia al lavoro svariate mattine.

kento

Antonio ha detto...

non so ben dire quale sia il migliore album dello scorso anno. Sicuramente non 8 Diagrams...

Anonimo ha detto...

Ortiz mi sembra un po un Big Pun sotto valium, Papoose e' una specie di Big L in coca invece.

magari riciclero' queste similitudini argute in un post sui nuovi promettenti MC su martini & co...

ilmago

Antonio ha detto...

hahahahahaha

Il riciclaggio e' vita!
L'ecologia prima di tutto...

grazie di essere passato.
Ci rivediamo qui e su Music Selections....