giovedì 6 settembre 2007

Libri d’Agosto

disegno di Werther dell'Edera.
Quest’anno, dopo tempi immemorabili, mi sono preso tre settimane di tempo libero e, meraviglia delle meraviglie, ho letto.
Da qualche tempo, causa lavoro, cazzeggio e soprattutto stanchezza, non riuscivo a concentrarmi sulla lettura per il puro piacere di farlo, e, devo dire, l’esperienza mi ha tonificato. Ovviamente, per farmi del male, ho letto le edizioni in lingua originale, e questo sicuramente influisce su alcuni miei giudizi.

Il primo libro, in ordine di lettura, è Freakonomics, di Levitt e Dubner.
Non sono un grande appassionato di saggi d’economia, ma il libro è ottimo e intelligente.
Innanzitutto trovo consolante l’idea che negli Stati Uniti ci sia qualche economista come Steven Levitt che, invece di bearsi di assomigliare ad un bambino indisponente e vagamente ebete, mai contento e pieno di bile come Tremonti, si occupi di usare l’economia allo scopo di risolvere, guarda caso, qualche problema pratico, e la sfida alla “saggezza convenzionale” da parte degli autori è sicuramente una ventata d’aria fresca. Il modo migliore di risolvere dei problemi, pare, è sempre quello di porsi domande intelligenti e validare le ipotesi con i dati.
Non l’avrei mai detto… Se vi interessa sapere che cos’hanno in comune i lottatori di sumo e i maestri, se sia più pericolosa una piscina o un fucile, o se sia vero il detto “nomen omen”, fra le altre cose, fatevi un regalo e leggetelo.

Poi sono passato a Kingdom Come di James G. Ballard, uno dei più grandi romanzieri del nostro tempo. Ballard ha un’insana passione per gli elementi più disturbanti del “progresso” tecnologico, e se avete letto Crash sapete di cosa parlo.
Kingdom Come non fa eccezione e scava negli aspetti più oscuri e deleteri del consumismo di massa. Come sempre, Ballard è un maestro della prosa cesellata e della caratterizzazione, e in maniera acuta e intelligente racconta l’ossessione fascista di una Inghilterra cui non bastano politeness e thank you’s per nascondere un’aggressività che rivela subito uno strato non troppo sepolto di follia.
Il romanzo inizia come un noir, e preme l’acceleratore fino ad un finale troppo realistico e, in qualche maniera, disturbante. Per tutti i fans delle distopie. Notevolissimo.

Di No Country for Old Men di Cormack McCarthy, invece, ho un giudizio abbastanza confuso in testa.
Certo, il libro ha i suoi momenti, ma non l’ho trovato il capolavoro che molti mi avevano descritto. Sicuramente non aiuta la prosa dello scrittore, che imita i texani non istruiti in maniera stanca, stucchevole e per me troppo pesante.
E neanche ho trovato troppo attraente l’idea di immergermi nella consueta ambientazione texana e l’impianto abbastanza classico della storia dell’old boy che ruba i soldi che scottano ai trafficanti di droga messicani…
La prima parte è stata una faticaccia da leggere: le cose sono parzialmente cambiate nella seconda parte, ma non abbastanza da convincermi che No Country for Old Men sia un libro migliore, per esempio, di Kingdom Come (a parte il titolo, ovviamente a favore di McCarthy per 100 a 0).
A questo punto mi è venuta la curiosità di leggerlo in italiano: sospetto che, involontariamente, il traduttore abbia di fatto eliminato molti dei passi in cui i personaggi sembrano dei sempliciotti, “migliorandone” la lettura…

Molto più gratificante, almeno per me, la lettura di 1933 Was a Bad Year di John Fante. Autore “maledetto” (era il Dio di Bukowski, niente meno), ma soprattutto maledettamente bravo. Fante miscela con sapienza dramma, humour, piccole miserie da storia familiare e poesia dei sentimenti con abilità deprimente.
La minisaga del giovane Molise racconta i tormenti di molti italo-americani, a metà tra le tragedie personali ed i trionfi degli eroi dello sport (ed in questo senso i travagli giovanili sono una ottima aggiunta), con una grazia che solo i grandi autori posseggono. Poche pagine ma, come si dice, buone.

La lettura di Q (Luther Blissett), invece, è faticosa ma piacevole. Il peso delle pagine non è indifferente, ma la spy story sui generis, a base di cappa e spada, intrighi, un pizzico di sesso, pazzi invasati e stragi infami non è affatto male, anzi. L’autore/i ha le idee sufficientemente chiare, e la lettura procede spedita, anche se qualche volta alcune incertezze stilistiche e/o lungaggini di troppo emergono nelle 640 e passa pagine. L’idea che il protagonista sia un uomo dalle mille identità (così come il suo avversario) e che la rivelazione (ipocalittica) venga dal basso sono eredità dei capisaldi del movimento (?) blissettiano, ma il messaggio è presentato in maniera abile e agile, senza appesantire la lettura.

Infine, del libro di Paolo Interdonato Spari d’Inchiostro, appunti per un canone del fumetto, parlerò nella sede appropriata.
Per ora, basti dire che merita l’acquisto (che infatti incoraggio).

6 commenti:

Bruno ha detto...

Ed io, mi faccio incoraggiare volentieri! Grazie, Antò!
;-)

Antonio ha detto...

Ciao Bruno,

ti abbiamo nominato recentissimamente con smoky man!
Anzi, penso che smoky ti debba chiedere una cosa a breve...

Ci vediamo a Lucca, si?

Bruno ha detto...

Quando sento che smoky mi deve chiedere una cosa breve, un brivido mi percorre la schiena. So' già che non avrò scampo e mi accingo a disdire gli impegni per i prossimi sei mesi! :-D
Per Lucca, come al solito non sono in grado di prevedere con anticipo se ruscirò ad andarci o meno. L'intenzione c'è e ne parlavo con Lobianco proprio l'altro giorno. Vedremo e speriamo.
:-)))))

Antonio ha detto...

ahahahaha

Dai che ci facciamo un altro giro di racconti di figure di merda...
Ne so una micidiale!

Basnick Fedo ha detto...

ma il nuovo singolo del Wu?? Bomba!!

figata il nuovo header

Antonio ha detto...

Wu-Tang sempre oltre...
Speriamo nel nuovo album.