domenica 29 luglio 2007

L’Omaggio

Nei fumetti è pratica comune rendere omaggio ai grandi utilizzando gli stilemi che li hanno resi famosi.
Un esempio abbastanza noto è una sequenza narrativa di Invisibles, dove lo sceneggiatore Morrison fa disegnare a Jill Thompson una serie di omaggi a Liefeld, Los Bros Hernandez, Moore-Gibbons, in maniera talmente aperta e funzionale alla storia da fugare ogni possibile dubbio di plagio (Liefeld e gli Invisibles?).
Nel corso degli anni, centinaia di disegnatori hanno riprodotto a mo’ di omaggio le copertine di gente come Kirby. Ultimamente Mignola è diventato un riferimento per un certo tipo di atmosfere, e molti lo chiamano in causa quando ce n’è bisogno. È una cosa normale e un ovvio tributo alla grandezza di chi ha fatto la storia di un medium.
E questo avviene anche per gli sceneggiatori: quanti, per esempio, hanno omaggiato la griglia a nove vignette fisse di Watchmen, o le inquadrature fisse con i personaggi fuori campo? E le didascalie con l’io narrante di Miller?
Nella musica, le cose sono diverse: normalmente, forse per un malposto senso di identità, l’omaggio avviene in maniera obliqua e quasi sempre mettendo la propria personalità in primo piano: una cover di Jimi Hendrix, tanto per dire, di solito è una re-interpretazione della stessa. È molto più raro, che ne so, sentire un assolo a là Hendrix in una canzone rock. Quando lo stile viene copiato, di solito questo avviene per plagiare un qualcosa di commercialmente vincente (vedi i Silverchair quando i Nirvana imperavano).
L’hip hop, musica “ladra” per eccellenza, non fa eccezione. Dal momento della deriva “commerciale” dell’hip hop (che arbitrariamente possiamo fare coincidere con l’uscita di The Chronic di Dr. Dre), quello che è successo è stata solo una continua copiatura dello stile di moda del momento. G-Funk? Fatto. Sound pulito alla Bad Boy? Fatto. Campioni sinfonici post-Wu? Fatto. Merda sudista? Fatto.
Molto più rari sono stati gli episodi di tributo fine a sé stesso. Mi vengono in mente pochi momenti: Destroy & Rebuild, con Nas che imita senza sforzo la cadenza della leggenda Slick Rick, alcune basi in evidente stile Premier (soprattutto il precision scratch, ormai di prammatica nell’hip hop meno commerciale), alcune perle del citazionista Just Blaze.
Sono stato perciò piacevolmente sorpreso di sentire Kanye West, un produttore che in verità non amo particolarmente, fare un chiaro omaggio a Dilla nell’ultimo disco di Common, Finding Forever. In molti pezzi dell’album, West si applica a tagliare i campioni alla maniera di J Dilla, senza per altro rinunciare alla propria identità o scadere nell’imitazione “sputtanata” delle inimitabili batterie del Maestro.
Una dimostrazione delle capacità di un bravo produttore, che mostra una precisione e una comprensione
dell'essenza musicale di Jay Dee strabilianti, e soprattutto un tributo a uno dei più grandi di sempre (Dilla), che purtroppo ha dovuto incontrare una tragica fine e lasciarci prematuramente per diventare immortale e “trovare il proprio per sempre”.

1 commento:

vate ha detto...

Mi hai fatto sentire fortemente in colpa per non essermi ancora procurato il disco di Common, uno degli artisti più seri sul mercato. Il tuo blog funziona meglio di qualunque promemoria io tenti invano di scrivermi.