mercoledì 18 luglio 2007

Muse Sick ‘n’ Hour Mess Age


Disclaimer: il post che segue parla di argomenti generali e, come tale, commette il “peccato” (per altro abbastanza popolare nel Bel Paese) di generalizzare.
Pertanto le considerazioni vanno intese da prendersi con tutte le eccezioni del caso e valutate nel contesto giusto.

Durante gli anni che ho vissuto all’estero, ho imparato una verità che istintivamente avevo sempre intuito (anche se non avevo mai avuto il coraggio di ammetterla a me stesso).
Gli italiani di musica non ne capiscono nulla. È un fatto triste, ed una verità purtroppo assoluta. Le caratteristiche dell’italiano medio sono queste: fruitore quasi esclusivamente passivo di musica (in termini di album comprati), quasi totalmente ignorante anche delle basi di altri generi importanti oltre alla roba da lui “seguita”, privo di ogni curiosità verso tutto quello che non sia pappetta pre-digerita, legato ad una concezione “storicistica” per cui (per esempio) il concerto dei Genesis a Roma è visto come l’espressione di una band viva e non come una enorme pietra tombale artistica di tre zombies da almeno 25 anni. E meno male che i Queen, dopo la morte di Mercury, si sono giustamente ritirati…
La musica come karaoke, preferibilmente con guitti come De Gregori a ripetere stancamente la stessa litania, fuori tempo massimo da almeno due decadi.
Poi ci sono altre due categorie, queste leggermente più universali del medio italiano, ma sempre da scala Richter dell’irritazione: fighetti e pseudo-intellettuali.
I fighetti sono quelli che credono che Brand:New sia il massimo dell’intellighentzia (o il Vangelo, se preferite), e che si ingannano ripetendosi ad infinitum che fenomeni ridicoli come Mika o Wolfmother (faccio due nomi a caso, ma potrei dire Morningwood e Just Jack, per esempio) abbiano una qualunque rilevanza… ma se li togliete dai consigli del Coppola di turno, non sanno dove sbattere la testa. Sarebbero mai stati in grado di abbracciare il fenomeno Gnarls Barkley, da soli?
L’ultima categoria è quella degli pseudo-intellettuali (con lo spessore di un condom): “ascolto il blues”, “ascolto il jazz”… Si, ma chi ascolti?
“Eh, ma il jazz è un’altra cosa…”. Si, ma quale jazz?
Questa categoria è così risibile che non perdo neanche tempo a brutalizzarla.
Ma forse è colpa mia. Forse parto zavorrato dal fatto che chi capisce di musica (ma soprattutto chi capisce di hip hop) non può prescindere dal fatto che altri generi sono importanti quanto quelli che ci piacciono, e che persone come James Brown, Zapp, George Clinton, Willie Hutch e via dicendo, hanno rappresentato e rappresentano un qualcosa di importantissimo non solo per quello che hanno fatto, ma anche per l’influenza che hanno avuto nei confronti delle generazioni a loro successive.
Per questo uno come James Brown sarà sempre più importante di uno come Bob Dylan: perché l’eredità di zio James vive nelle menti e nei cuori di tanti cinquantenni, quarantenni, trentenni e anche ventenni (chiedete a Guilty Simpson se non sia tutto un mondo da uomini), e non solo nelle idee platoniche di alcuni cinquantenni inaciditi (me ne viene uno in mente, in questo momento, ma nominarlo è andare O.T.).
In un prossimo post vi spiegherò perché invece ero in grado di sentirmi a casa in Inghilterra, da questo punto di vista.



P.S.: i CD della foto sono tutti miei e, cosa più importante, sono stati tutti comprati da me.
P.P.S.: 100 punti a chi coglie la citazione del titolo (a parte Larri, lei non vale…).

5 commenti:

joppa ha detto...

è il titolo di un album dei public enemy quando erano già scoppiati.

gioco di parole tra la pronuncia del titolo e il contenuto letterale, che si riferisce appunto alla carenza di idee nell'era odierna.

ho vinto qualche cosa?

comunque secondo me in italia di gente che ne capisce di musica ce n'è una cifra.... poi per carità ci sono anche quelli che dici tu...anche all'estero sono molto modaioli mi risulta. magari in inghilterra o in germania ascoltano buon hip hop e breaks anni 70 solo perchè "fa figo", no?

Antonio ha detto...

forse non mi sono spiegato bene.
I modaioli esistono dappertutto.
Ed in Italia c'e' un sacco di gente che ne sa.
Il problema sono quelli "normali", la gente di tutti i giorni con cui mi capita di scambiare qualche opinione musicale. Li' il discorso diventa triste...

Lady Larri ha detto...

io sono d'accordo con Antonio, specialmente alla luce della precisazione di cui sopra..davvero nulla da obiettare.

L'unica cosa:

io in Italia trovo nei crates e a poco prezzo stampe originali di LP che in Germania o Inghilterra non passerebbero di certo inosservate a quel che ho capito..quindi non tutto il male viene per nuocere..

poi comunque credo negli ultimi anni ci sia stato un netto miglioramento...ossia, l'ignoranza c'è sempre, ma chi è serio ha vita un po' più facile

djmp45 ha detto...

joppa ha ragione,p.e. erano gia' scoppiati ....purtroppo, e non tutti sono male in italia..a music selection ce la caviamo...comunque il livello generale e' molto basso...ma anche in america non scherzano...basta vedere l'hip hop da mtv che gira adesso...forse e' per questo che mi sono trasferito in inghilterra...qua gruppi anni 90 tipo pharcyde, etc sono ancora apprezzati e per questo che qua fanno ancora concerti , ma in america no...forse gli americani preferiscono andare a vedere lil bow wow....in america sono cosi' ignoranti che puoi andare ancora a fare del"cheap digging"..in inghilterra i venditori di dischi sanno tutto (o quasi) e per questo si paga!
antonio: hai scaricato il mio mix dal blog?che ne pensi?

Anonimo ha detto...

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