mercoledì 5 aprile 2006

Word to Carmelo


L’esercitazione poetica è diventata un allenamento di massa. Sono subissato da infinite mortificanti missive giovanilistiche e no, impregnate di uno sformato verso libero, sintomatiche emulazioni di un qualcosa che i sedicenti autori già da lettori ritengono valore poetico: orrida ‘voce’. Le fonti consacrate dei vati ne sono più che responsabili, dal momento che hanno sempre proposto una ‘poesia’ comunicativa, edificante, a volte satura di decadentismo smidollato, spacciandola impunemente come opera d’arte.
Carmelo Bene


La nuova esercitazione poetica si chiama mettere su un blog in inglese. Ce ne sono tanti, di blog fatti da italiani e scritti in inglese, e hanno spesso una caratteristica comune: fanno ridere.
Mi spiego: sono ridicoli perché sono scritti da persone che, chiaramente, pensano in italiano, per cui viene fuori quella mappazza lessicale informe che i britannici chiamano, nel loro solito atteggiamento sciovinista, “pigeon English” (evviva le generalizzazioni!) e che, oltre ad essere penosa, appare incredibilmente presuntuosa e pretenziosa.
Capisco che sia un’aspirazione legittima, quella di comunicare col mondo, ma o si è in grado di farlo, o è meglio evitare: per le figure di merda all'estero, possiamo tranquillamente rivolgerci a Berlusconi…
In generale, meglio seguire l’esempio di questo blog, in cui, invece, un Italiano scrive per il mondo ma in un inglese assolutamente ineccepibile.

5 commenti:

emo ha detto...

Tutto quasi vero, nel senso che - alla fine - chettefrega a te di come uno comunica al mondo? :-)
E poi, se tutti i blog di italiani scritti in inglese fossero in pura lingua d'Albione oxfordiana, non sarebbe tutto molto più noioso e prevedibile?

Su Pennacchioli: gli vien facile, visto che - se non sbaglio - vive da anni in California (è stato disegnatore di Dylan Dog, lo sapevi?).

Antonio ha detto...

Beh, la comunicazione si basa su alcune regole fondamentali... Cioe' essere comprensibili ed avere una forma che sia corretta.
Nessuno chiede un inglese oxfordiano, ma ti ricordo le tue ore passate a correggere articoli etc. di altri. Che senso aveva, se poi non e' tanto importante come uno comunica?
Che a Pennacchioli venga facile poco importa: scrive un blog per inglesi e lo fa bene...
Per citare i Dead Kennedys: California über alles. Non mi stanchero' mai di farlo, ahah!

emo ha detto...

ovviamente concordo. ma non saremmo italiani, se non pensassimo a ottenere il massimo risultato col minimo sforzo.
quello che sottolineavo io è che non si può fare una colpa a chi si sforza e il massimo che ottiene è una forma espressiva claudicante e per questo divertente, ma - al contempo - efficace.
comunicare significa usare dei codici, ma l'importante è fare arrivare il messaggio.
il discorso dell'emittente, significante/significato e ricevente...

Antonio ha detto...

Hai certamente colto il punto, ma il confine fra sforzo e presunzione e' labile.
Parlo di me: non scriverei mai poesie perche' non ne sono capace, per dire, ne' tanto meno mi sognerei di mettere su un blog coi miei scarabocchi grafici, per un motivo molto semplice: non conosco abbastanza i codici espressivi dei due media.
E cosi' dovrebbero fare anche i nostri amici che scrivono in inglese senza saperlo parlare... legittimarli significa legittimare chi scrive "perke'" o "ke kosa fai" nei messaggini sms o, peggio, nelle e-mail. Basta, vado a togliermi la divisa della gestapo!

emo ha detto...

son d'accordo: è sgualcita e - sul colletto - c'è una macchia di sugo! ;-)