Torres Dreaming
Lasciamo pure perdere il fatto che la gente non capisce assolutamente UN CAZZO di calcio. Il pallone è uno sport in apparenza democratico e quindi chiunque ha il diritto di dire le baggianate che vuole (e alla Torres, come credo in ogni campo di calcio, se ne sentono una marea).
Quello che amareggia (e non riesco a non essere scandalizzato ed arrabbiato, anche se in qualche modo non vorrei) è che lo stadio è il riflesso del disfacimento della società civile.
Come si fa ad andare allo stadio (in maniera premeditata, sembrerebbe) con l’unico scopo di insultare l’arbitro a priori? Come si fa a non avere altro interesse, se non quello di elaborare involute teorie del complotto secondo cui un arbitro di Ozieri sarebbe in combutta con Cagliari per danneggiare la Torres?
Come si fa a non capire l’infantilità (totalitaria per altro) del sentirsi sempre accerchiato, in maniera non dissimile da come fanno, storicamente, tutte le merde dell’umanità (Bossi, Hitler, Berlusconi)?
Come si fa a proferire frasi come: “Beh, alla fine, se scendessimo in campo e pestassimo l’arbitro, poi ti possono dare tre o quattro giornate di squalifica del campo, che non sarebbe malissimo, no?” con la faccia seria, nei confronti di un arbitro che non ha minimamente inciso sulla partita?
Mi sono sentito profondamente disgustato di essere sassarese e italiano. Ma l’idea di andare a vedere una partita tifando per la propria squadra e lasciandosi dietro tutto il corredo di piccinerie e opportunismi sembra così peregrina?
L’idea che si possa essere civili allo stadio è irrealistica?
Forse iniziare a lavorare in questo senso, dal basso, sarebbe un buon punto di partenza.


















